VISIONI POETICHE e LUMINOSITA’ MATERICHE- I PARTE

VISIONI POETICHE e LUMINOSITA’ MATERICHE

(L’ARTE GENERATRICE DEL SENSO ESTETICO DELLA PROPRIA ESISTENZA)

I PARTE

VISIONI POETICHE e LUMINOSITA’ MATERICHE- II PARTE

tina lattaruloLa sublime attività artistica di Tina Lattarulo, autrice originaria della Provincia di Caserta, comincia ad affiorare verso la fine degli anni Settanta del secolo oramai trascorso, durante un periodo di grossi ed innovativi sconvolgimenti politici ed ideologici che non interessarono solo la società o l’economia, ma ben presto si imposero in anche nel campo delle arti visive dando vita ad una serie di linguaggi stilistici già storicizzati dalla critica contemporanea. Giovanissima, Tina decide di prendere le distanze dal proprio contesto ambientale impegnandosi nello studio approfondito della pittura antica così come di quella contemporanea. Desiderosa di apprendere tutte le potenzialità figurative e tecniche, espresse ed inespresse, dell’arte del dipingere si incammina verso una autentica e doviziosa indagine sui molteplici aspetti formali e cromatici insiti nel genere della “Natura Morta”. In tale contesto, la nostra autrice inizia ad osservare, con piglio analitico, molte “nature” realizzate in un arco di tempo che oscilla fra la seconda metà del Seicento e la prima dell’Ottocento. Questa sua prima produzione non è però da considerarsi esclusivamente come una prova di maestria atta a siglare la sua versatilità nel campo della pittura, al contempo, attraverso essa, Tina è riuscita, nell’immediato, ad imporsi come artista autonoma, dotata di una propria kunstowollen, cioè di una precipua intenzionalità artistica, capace di affermare una personalissima idea sulle eventuali soluzioni che possono essere intraprese durante l’esecuzione di un quadro.Contestualmente, dati gli anni in cui inizia ad operare, la nostra si pone in controtendenza rispetto ai modelli allora in voga, afferenti per lo più alle collettive esperienze svolte da molteplici artisti nell’ambito della “arte povera” e di quella “concettuale”; parallelamente, ella prende le distanze anche dalle fortunate tendenze della “Transavanguardia” e del “Citazionismo”. I distinguo da lei avanzati sono stati comunque supportati da un orientamento culturale ben preciso, rivolto al recupero di tecniche e di generi che tanto successo hanno avuto in epoche passate. Al contempo, questa sua operazione, da considerarsi alquanto audace, non è stata il frutto di un suo irrigidimento nei confronti delle allora moderne atmosfere d’avanguardia, ma è stata l’espressione di una accensione visionaria in cui a prevalere è stata la felice commistione fra antichi stilemi con soluzioni compositive contemporanee. La sua pittura ha poi, lentamente, iniziato ad intraprendere un particolare percorso che, quasi inconsciamente, la porterà, nel giro di pochi anni, ad inaugurare nuovi moduli, ma, soprattutto, la condurrà verso una interminabile ricerca in seno allo sconfinato universo della matrice coloristica e figurativa della pittura. Con la fine dei turbolenti anni Settanta si concludono, oltre le contestazioni, anche le molteplici e diverse esperienze artistiche affermatesi sia in ambito locale che nazionale; pittori, scultori, grafici, noti e meno noti, si apprestano ad affrontare una lunga stagione in cui a prevalere non sarà più la forsennata volontà indirizzata a far rimarcare una indagine formale di tipo polemico, al contrario molti di loro spariscono dalla scena per dare avvio ad una individuale speculazione che li porterà, quasi in maniera ovvia, a far incetta delle tradizioni artistiche del passato, venandole di modernizzati contributi iconografici e coloristici.

tina lattaruloPer Tina, invece, gli anni Ottanta si aprono in maniera decisamente felice; gli studi precedentemente condotti, il perfezionamento raggiunto nell’utilizzo delle più disparate tecniche e l’affinamento di un proprio e personalissimo stilema la stimoleranno talmente tanto da farle intraprendere una altra strada, lastricata da una incommensurabile produzione pittorica caratterizzata da incisivi grafismi e da oniriche inventive cromatiche e compositive. Oltre il “surreale” ed il “metafisico” si pone l’autrice, la quale inizia ad esibire, anche pubblicamente, i suoi lavori, opere connaturate da una velata ripresi di moduli “dechirichiani”, ma altresì evidenziate da una rinnovata linfa pittorica in cui a primeggiare sono la luce ed i pigmenti stessi. I temi raffigurati si sviluppano come forme autentiche o come immagini portanti, protagoniste di valori trascendentali da individuare nel portato personale e psicologico dell’autrice.

Sono questi gli anni della maturità e della notorietà, ma, in special modo, essi sono stati significativi anche per l’acquisizione di una maggiore e consapevole autonomia intellettuale che colloca la stessa Tina in una sorta di “ disincantato alveo della cultura”, luogo “atemporale” dove a prevalere non sono solo le logiche di mercato o le mode da perseguire, ma il proprio desiderio di fare arte e quindi di produrre nuove poetiche capaci di svelare il bello, il senso estetico e non pochi ideali universali.
La sua persona e le sue opere diventano un tutt’uno. Tale singolare commistione rende, inoltre, il suo profilo professionale altamente qualificato. Il suo ego è rimandato al gesto, al genio creativo ed alla analisi critica della propria produzione. Senza preannuncio, Tina scivola nella piacevole e remota contraddizione “saturnina” che, da sempre, ha distinto tutti gli artisti del passato e del presente. “Eros e Thanatos”, amore e morte, ma anche rinascita della pittura, s’intende, capace di rigenerasi dalle proprie ceneri. Questa sua nuova ricerca, su cui la nostra vi ritornerà più volte, la traghetta fino agli anni Novanta, proficuo periodo in cui il suo nome inizia ad assurgere ad una notorietà che travalica i confini del territorio casertano. Contemporaneamente, frequenti sono state le sue partecipazioni a numerose collettive, ma soprattutto vengono allestite le sue prime personali.

Contestualmente giunge nei suoi confronti anche l’attenzione da parte della critica militante con contributi ed articoli recensiti da Giorgio Agnisola, Enzo Battarra, Jolanda Capriglione e Carlo Roberto Sciascia. Nonostante tali fortunati episodi, che la proiettano ancor di più nell’ambito delle personalità più in vista dei linguaggi contemporanei in Campania e nel resto della nazione, il suo desiderio di rinnovamento non cessa, anzi viene ad amplificarsi così tanto che, in seguito, ella si troverà a svolgere ulteriori approfondimento sui possibili sviluppi degli stessi stilemi “metafisici” fino a farli divenire espressamente “immaginifici”. Scevra da qualsiasi connotazione effimera, Tina si cimenta, con vigore, nella realizzazione di quadri in cui a comparire sono elementi fantastici, composti da originali stesure cromatiche, e figure umane o animali ed architetture la cui struttura sembra venir fuori dal suo inconscio più recondito. I suoi ricordi ancestrali si fondono con la idea di beltà fiabesca, accezione, quest’ultima, presa in prestito dalla visione meravigliata della natura che la circonda; ogni brano dipinto pare, inoltre, esser il risultato di una gestualità ipnotica. La sua pittura raggiunge toni aulici attraverso una notevole quantità di opere, supreme nella forma così come nella composizione; ma, nonostante, il successo ottenuto, gli anni Novanta si chiudono per lei in maniera poco entusiastica; alle vicende personali si frappone nel suo animo la “melanconia” di memoria rinascimentale ed il proprio ego è attraversato da una violenta condizione di conflittualità: dal desiderio di affermare un suo specifico linguaggio, ma ormai già noto e consueto, alla sua innata esigenza di sperimentare, ancora una volta, l’infinito campo della pittura, soprattutto per soddisfare la propria sete di conoscenza, ma anche per rivendicare, ulteriormente, la propria idea di arte, quale passione estrema ed unica ragione di vita.

 

Luigi Fusco, ottobre 2012 .

 

VISIONI POETICHE e LUMINOSITA’ MATERICHE- II PARTE