VISIONI POETICHE e LUMINOSITA’ MATERICHE- II PARTE

VISIONI POETICHE e LUMINOSITA’ MATERICHE

(L’ARTE GENERATRICE DEL SENSO ESTETICO DELLA PROPRIA ESISTENZA)

II PARTE

VISIONI POETICHE e LUMINOSITA’ MATERICHE- I PARTE

studio tina lattaruloAgli inizi del 2000, dopo una breve ma particolareggiata pausa di riflessione, Tina passa, quasi in sordina, ad una pittura evidenziata dalla creazione di forme astratte, rese con un piglio cromatico di gusto informale a tratti accostabile al noto dripping di Pollock. Nello stesso periodo inizia a frequentare Roma e le sue gallerie, ma trascorre molto tempo in lunghe visite alle testimonianze artistiche del passato, riscoprendo così i grandi autori come Caravaggio o come i fiamminghi del Seicento, specialmente questi ultimi le cui “nature morte” tanto le ricordano la sua prima attività di pittrice. Una vera e propria immersione, avviene da parte sua, nella “Città Eterna”, cimentandosi, in particolare, nel confronto e nell’analisi critica delle opere realizzate da significativi autori contemporanei. Tutto ciò è stato, per lei, indice di un rinnovato stimolo che, nel giro di poco tempo, l’ha proiettata verso un successivo approfondimento della propria arte, confluito, poi, nell’arricchimento del proprio stile e del personale linguaggio compositivo.

 

studio tina lattaruloSono questi gli anni in cui prende vita, quindi, una nuova fase; i suoi dipinti mutano completamente registro: dal figurativo tout court, ancora evidenziato da chiari riferimenti metafisici, la nostra passa, avviando un percorso di tipo “trans figurativo”, all’astratto, realizzando quadri le cui cromie e le cui forme astratte sono la risultanza di un innato lirismo poetico. In maniera magistrale, la nostra, si proietta in una moderna dimensiona “onirica”, in cui a rivelarsi, come autentiche “epifanie”, sono i corpi astrali che si sviluppano su tele dai colori spesso caldi o frequentemente siderali. I suoi lavori pittorici sono caratterizzati dall’impiego di soggetti sempre differenti; si avvicendano sulle tele, ma anche su altri supporti, linee appena accennate, la cui silouhette può, a seconda del registro, evocare qualsiasi forma umana od animale a figure fitomorfe, ora rese in maniera monocroma ora policroma. In concomitanza vengono messi in risalto veri e propri brani cromatici stesi in modo lievemente materico. Ogni singolo dipinto è, inoltre, invaso da una luce nuova, piena e tenue, la cui natura sembra prender vita da una specie di misconosciuto universo favolistico.

 

Questa pittura ha rappresentato per Tina la “ragione” della speranza, della rinascita e della gioia di vivere. La stessa produzione mai è stata monotona, ma sempre in continuo movimento, un infinito “work in progress”, la cui “ultima volta non arriva mai”. Tutti i lavori afferenti a questo periodo sono esaltati da una sorta di evoluzione “darwiniana”, intesa in termini di progresso, in cui gli elementi raffigurati si trasformano di continuo fino ad assumere altri tipi di configurazioni. Anche i supporti sono stati interessati da tali mutazioni, diventando, mano a mano, dei pannelli di prova utili a qualsiasi esempio di sperimentazione. Quasi chirurgicamente, la nostra, è, poi, intervenuta sulle tele o su altri ausili apponendo delle aggiunte “plastiche”, avvalendosi, poi, dell’utilizzo di materie pregiate come l’oro o l’argento o di sostanze povere come il rame o la juta. Il seguito di questa sua esperienza è stata la trasposizione dei tratti, dei profili e non ultimo delle tonalità bidimensionali in rilievi dalle forme consistenti che sono, successivamente, divenuti dei veri e propri componimenti scultorei. Il risultato di questa indagine è stato il passaggio di Tina dalla pittura alla scultura, la cui vicenda “investigativa” è frutto di una serie di elaborazioni apportate in tempi recentissimi. Riferimento massimo, in termini di materiali adoperati, è stato il rame, inteso come entità fisica da modellare, seppur con estremo sacrificio, tramutato, in seguito, in molteplici forme oggettive od astratte. Le opere eseguite in questa fase sono, in sostanza, delle sculture, la cui corporeità emerge da una attenta azione plasmante attraverso cui sono stati messi in risalto anche tutti i difetti del materiale utilizzato, soprattutto del rame. Dalle forme a spirali alle spigolose e taglienti increspature materiche, ogni soggetto è stato contraddistinto da moderne visioni iconiche, la cui rappresentazione va oltre qualsiasi confine del possibile immaginario.

 

La fortunata serie di dipinti, ed in particolare di opere scultoree, è stata, successivamente, consacrata dalla sua partecipazione ad alcune significative mostre collettive svoltesi fra Roma e Caserta; opportunità, quest’ultime, che le consentono di conoscere altri importanti autori nazionali, ma anche giovani ed già affermati critici d’arte. I nuovi contatti fanno sorgere in lei un rinvigorito desiderio di rinnovamento intellettuale che, nel giro di tempi abbastanza ristretti, la riporta all’impiego della pittura. In merito, la sua recente produzione può, difatti, ritenersi come la conclusione di un significativo percorso caratterizzato dall’entusiasmante incontro fra la sua pittura e la sua scultura. Una esultante congiunzione in cui materia cromatica e sostanza “materica” sono divenuti un “tutt’uno” avvolto da calde monocromie o da tenui bicromie. Una soluzione coloristica, quest’ultima, che trasmette nuove sensazioni che ascendono dalla raggiunta pace interiore e, soprattutto, dalla conseguita nuova maturità artistica, i cui livelli sono ora da ritenersi più che favorevoli. Tina ha, ormai, abbandonato la frenetica policromia di ascendenza “pollockiana”; è, attualmente, attratta dalle suggestioni monocromatiche, la cui stesura mette in evidenza la corporeità dei soggetti che vengono “impressi” sopra le tele. Sono essi delle immagini ancestrali, concepite, spesso, come una sorta di entità celestiali o come brani di materie astrali: figure provenienti da inesplorati universi dello spazio. Rigorosamente analitica è la nuova pittura di Tina Lattarulo, così come minimal è invece la costruzione delle masse introdotte, quali il rame o maggiormente la juta. Molte delle sue attuali composizioni sono, poi, contraddistinte dalla presenza di particelle di argento che girano, in qualche caso in maniera vorticosa, attorno a voluminosi pezzi di stoffa grezza. I singoli elementi apportati detengono, nelle loro forme, una eleganza estrema apportatrice di nuovi valori poetici. La materia pulsa di vita propria, Tina la plasma fino a farla divenire un freak di una bellezza “adonica” che solo gli antichi poeti greci erano in grado di trovare nell’imperfezione della natura. In tal senso, originale è stata la sua invenzione iconografica emersa, fra l’altro, dal proprio sub-inconscio e dalla costruzione delle singolari “icone” raffigurate che, spesso, sembrano voler parlare, in qualche caso sussurrare od addirittura urlare per denunciare tutto ciò che c’è di bello, ma anche di mostruoso, nella società contemporanea. Tina, ancora una volta, si è meravigliata intorno all’arte, ma non in maniera transitoria, anzi è riuscita ad esprimere, con grande vigore, tutta la sua rinnovata sensibilità ed a far riapparire, come in passato, tutte le implicazioni psicologiche afferenti alla sua condizione di donna impegnata nel variegato universo dell’arte. Tina ha dimostrato, ancor di più, che ama l’arte in generale, ma che è soprattutto capace di infondere tramite essa amore e senso estetico, svelando moderne immagini sublimi connotate da una sensibilità sopraffine e ricercata. La recente creazione è, oltremodo, il frutto di una attenta riflessione sui lavori pregressi, ma, contestualmente, apre le porte ad una futura produzione, sia pittorica sia scultorea, che, di certo, si distinguerà per la sua incantevole vena poetica fatta di lirismi e figure iconiche senza tempo.

Luigi Fusco, ottobre 2012 .

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